(Fronte Russo) dal 20 al 30 dicembre 1942
Qui il Battaglione L’Aquila, dopo la distruzione da parte di soverchianti forze russe, di alcune divisioni italiane, la Cosseria e la Ravenna, e di una tedesca, schierate a sud del C.A. Alpino, fu mandato in fretta e furia a chiudere la falla, che avrebbe avuto effetti disastrosi per tutto il C.A. Alpino e fu schierato nei pressi del quadrivio di Selenyj Jar
, caratterizzato da un palo con quattro tabelle di legno che indicavano le direzioni di Komaroff, Krinintschnaja, Deserowatka e Ivanowka.
Se i Russi se ne fossero impadroniti, avrebbero potuto facilmente dilagare su Rossosch, città sede del comando del C.A. Alpino, e prendere alla spalle tutto lo schieramento alpino sul Don.
Per la conquista del quadrivio, dal 20 al 30 dicembre 1942, divampò una battaglia di inaudita violenza, che passò alla storia col nome di Battaglia di Natale, ma che i pochi reduci del battaglione chiamarono “Battaglia del quadrivio maledetto”.
Il battaglione L’Aquila, col solo aiuto del Monte Cervino, seppe fermare gli attaccanti. Gli alpini abruzzesi, a costo di spaventose perdite, continuarono a difenderlo con i pochi resti del Monte Cervino e poi insieme con i battaglioni Vicenza e Val Cismon fino al 16 gennaio 1943, quando arrivò l’ordine di ritirarsi.
Il “quadrivio maledetto”, senza che gli attaccanti fossero riusciti a conquistarlo stabilmente, fu abbandonato insieme con le spoglie di tanti Eroi, che erano morti per difenderlo .
Molti furono gli atti di valore e le Medaglie d’Oro al Valor militare concesse (tutte alla memoria) per i durissimi combattimenti di qui tragici giorni di cui siamo a conoscenza , molti altri atti di valore e di eroismo purtroppo non ci saranno mai noti per ovvi motivi, elencheremo qui solo alcuni :
Ugo Piccinini, Sottotenente del 9° Reggimento Alpini, Battaglione Vicenza.
“Vede che gli amici, i commilitoni del ridotto alla sua destra sono in balia dei carri, che i soldati appollaiati sugli scafi fanno tiro a bersaglio. Si guarda intorno, conta i pochi, pochissimi del plotone ancora in piedi. Giù gli inutili fucili e sotto con le bombe a mano”.
A Selenyj Jar il plotone del giovane Ufficiale ventiduenne sparì tra la nebbia dei gas di scarico di carri sovietici, dietro la polvere delle esplosioni e mai più fece ritorno alle linee italiane.
Vittorio Heusch, Sottotenente del 9° Reggimento Alpini, Battaglione Vicenza.
figlio di Giulio, Capitano del 74° Reggimento Fanteria,Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria.
Vede un carro T34 prendere a cannonate un riparo dietro cui avevano trovato rifugio alcuni Alpini gravemente feriti: senza esitazione, gettò la sua mitragliatrice Breda e raccolto un tascapane pieno di bombe a mano, si gettò contro il carro nemico.
Federico Colinelli, Sottotenente di Complemento
“Colinelli parte di slancio seguito dalla Compagnia. Colgono di sorpresa il Reggimento avversario, raggiungono alcune sue basi di partenza, ma sono pochi, troppo pochi perché i Sovietici non si riprendano e li ricacciano indietro. E poi chiamano i carri”.
Enrico Rebeggiani , tenente di complemento del Btg. L’Aquila – 9° Rgt. Alpini “Julia” comandante Plotone Sciatori Arditi del Battaglione: Benché ferito, visto il nemico che si ritirava, riuniti i pochi superstiti, noncurante del micidiale fuoco di artiglieria, si slanciava all’inseguimento; ferito una seconda volta incitava i suoi alpini a proseguire nella lotta gridando: “Avanti, L’Aquila”. Colpito a morte consacrava la sua vita alla Patria.

