20 agosto – 1º settembre 1942
«Nell’ospedale di riserva N.3 [di Rykovo] erano ricoverati alcuni ufficiali della divisione Sforzesca.
Era consuetudine non salutare [militarmente] gli ufficiali della “Čikaj”, nemmeno gli ufficiali superiori.
La Sforzesca – si diceva – ha buttato le armi, è scappata senza combattere.
La verità è che la Sforzesca venne sorpresa dai russi, sul Don, mentre noi [Alpini] marciavamo verso il Caucaso.
Da tempo, in quel tratto di linea, tutto era fermo, immobile.
I russi fingevano di sonnecchiare, i nostri sonnecchiavano.
È vero che, in linea, qualche ufficiale dormiva in pigiama.
È vero che qualche ufficiale arrivò nelle retrovie in pigiama.
Ma non mancarono gli atti di sacrificio, di coraggio»
Nuto Revelli, Mai tardi. Diario di un alpino in Russia, Einaudi, Torino 2001
La “Sforzesca” era classificata come divisione di montagna someggiata e come tale destinata all’impiego in settori montani.
In realtà la dotazione di armi e mezzi era di poco differente da quella di una normale divisione di fanteria di linea ed i fanti ne pagarono le conseguenze in tutte le campagne in cui vennero impiegati.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, i reggimenti 53°, 54° e 17° della divisione “Sforzesca” venne schierata sul fronte francese e partecipò all’invasione delle Alpi francesi e ai combattimenti dal 20 al 24 giugno 1940.
Sostituita dalla divisione “Legnano”, rimase a disposizione come riserva d’Armata.
Nel gennaio 1941 alla “Sforzesca” venne aggregata la XXX Legione CC.NN. e la grande unità venne inviata sul fronte greco-albanese, dove combatté in condizioni materiali e climatiche difficilissime.
Chiuse le operazioni belliche in Albania, nel luglio 1941 la “Sforzesca” venne fatta rientrare a Novara.
Inviata in Russia nel luglio 1942, la “Sforzesca” venne subito impiegata sul fronte del medio Don, sostituendo la divisione “Torino” appartenente al XXXV Corpo d’armata (ex CSIR) e venne inquadrata nel XXIX Corpo d’Armata tedesco dell’Heeresgruppe B nel quale era inquadrata l’ARMIR.
Alla metà di agosto la “Sforzesca” viene portata in linea sul fiume Don, lungo un fronte di circa 30 km.
Il settore della linea del Don occupato dalla “Sforzesca” venne subito attaccato dai sovietici che, non avendo avuto tempo sufficiente per organizzare un efficace sistema difensivo ed essendo inesperta del fronte orientale, era particolarmente vulnerabile e presidiava le posizioni a ovest di Serafimovič con solo due reggimenti di fanteria.
L’attacco della 63ª Armata sovietica, sferrato principalmente dalle unità della 197ª Divisione fucilieri, dopo aver attraversato il Don, mise subito in difficoltà le difese italiane.
In particolare il 54º reggimento fanteria, schierato sul fianco destro nel settore di Bobrovski già in parte occupato dai sovietici, mostrò segni di cedimento e dovette arretrare.
Il 21 e il 22 agosto l’offensiva sovietica si estese sul fianco sinistro, difeso dal 53º reggimento; i reparti della Sforzesca furono costretti a ripiegare su una linee più arretrata incentrata sui due capisaldi di Jagodnij e Čebotarevskij per sbarrare le vie di accesso attraverso le valli dei fiumi Krisaja e Zuzkan che avrebbero potuto permettere al nemico uno sfondamento in profondità.
Il ripiegamento si svolse nella confusione e ci furono fenomeni di panico; in particolare i battaglioni del 54º reggimento si disgregarono, e solo i resti disorganizzati raggiunsero le nuove posizioni intorno a Ceboratevskij[
Le truppe russe però non lasciano il tempo di approntare le necessarie misure difensiva che, nella notte tra 17 e 18 agosto, portano un piccolo attacco per saggiarne la consistenza e, due giorni dopo, un’offensiva di grandi dimensioni investe l’intero settore divisionale.
Il comando dell’8ª Armata dovette intervenire per evitare un crollo e sostenere il XXXV Corpo d’armata; quindi la Divisione Celere, pur esausta dalle precedenti operazioni, dovette nuovamente affluire in prima linea, insieme al Battaglione Alpini Sciatori “Monte Cervino”, alla Legione croata ed al 179º Reggimento granatieri tedesco, inviato dal 17º Corpo d’armata per rinforzare la 9ª Divisione fanteria “Pasubio”, a sua volta attaccata sulla sinistra della Sforzesca.
Il 23 agosto, giorno dell’arrivo dei panzer del generale Hans-Valentin Hube alla periferia settentrionale di Stalingrado, il generale Messe organizzò un contrattacco per coprire il ripiegamento della Sforzesca e contenere l’avanzata sovietica; i tentativi dei reparti della Divisione Celere e del reggimento tedesco non ebbero successo, mentre le coraggiose cariche dei reggimenti di cavalleria italiani, in particolare l’azione del Savoia Cavalleria a Isbuscenskij, ottennero almeno il risultato di disorganizzare alcuni battaglioni di fucilieri sovietici e rallentare la concentrazione nemica nella testa di ponte di Serafimovič.
Il 24 agosto le due armate sovietiche del Fronte di Stalingrado ripresero gli attacchi in forze soprattutto sul fianco sinistro del precario schieramento italiano; tre divisioni di fucilieri respinsero il 3º Reggimento bersaglieri della Divisione Celere, si avvicinarono al caposaldo di Jagodnij e conquistarono Cebotarevskij, sloggiando i resti del 54º reggimento e di un raggruppamento di Camicie nere.
Il 25 e il 26 agosto la situazione italiana sembrò aggravarsi ancora: i sovietici avevano ora interrotto le comunicazioni tra il XXXV Corpo d’armata ed il 17º Corpo d’armata tedesco e, attaccando lungo il fiume Krisaja, minacciavano anche Jagodnij.
Inoltre, nella notte del 25 agosto il Comando del Gruppo d’armate B, preoccupato dalla situazione e dalle notizie del cedimento italiano, decise di affidare la direzione delle operazioni al generale Hollidt, comandante del 17º Corpo, a cui vennero sottoposte anche le divisioni del XXXV Corpo d’armata italiano.
Questa decisione sollevò immediatamente le proteste del generale Messe e venne ritirata dopo 48 ore, dopo molte polemiche e recriminazioni tra le due parti.
Nel frattempo l’afflusso di nuove riserve (un battaglione bersaglieri ed un reggimento di Alpini della 2ª Divisione Alpina “Tridentina”) permise alle forze italiane di evitare un disastro strategico.
Il nuovo attacco in forze sovietico, guidato dalla 14ª Divisione fucilieri della Guardia e dalla 203ª Divisione fucilieri, sferrato lungo la valle del Krisaja, ottenne qualche successo iniziale provocando grande allarme nei comandi, ma l’arrivo di nuovi reparti della Divisione Celere, l’intervento dei reggimenti di cavalleria e la resistenza dei capisaldi di Jagodnij e Gorbatovskij permise infine di stabilizzare la situazione sulla linea Bolšoj-Jagodnij.
I sovietici la sera del 26 agosto interruppero gli attacchi e si schierarono sulle importanti posizioni tattiche raggiunte a sud del Don.
Di fronte alla precarietà della situazione tattica nella testa di ponte di Serafimovič, il comando del Gruppo d’armate B decise di sferrare il 1º settembre in direzione di Kotovskij, un contrattacco combinato di formazioni tedesche e dei battaglioni Alpini “Vestone” e “Valchiese”, sostenuti da due plotoni di carri L6.
L’attacco condotto con scarsa coordinazione, nel complesso fu un fallimento e i sovietici (quattro divisioni di fucilieri) mantennero le loro preziose posizioni nella testa di ponte che era stata notevolmente ampliata tra Jagodnij e Bolšoj.
Dopo questi duri combattimenti la “Sforzesca” venne spostata sulle rive del fiume Don, all’interno del settore del XXIX Corpo d’Armata tedesco e nella parte più orientale dello scacchiere italiano, a contatto con le forze rumene.
I dispersi del solo 54° Reggimento fanteria, nei giorni fra il 20 e il 31 agosto 1942, furono rapidamente calcolati in 787 soldati e 35 ufficiali, dei quali un centinaio presumibilmente morti e circa 150 probabilmente sgomberati come feriti senza passare dalla Sezione di sanità della divisione (che li avrebbe invece registrati)